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Borghi in Abruzzo; da Barrea a Guadiagrele: percorso in moto

Proponiamo un percorso tipico, di circa 154 km., alla scoperta dei borghi antichi. Percorso, che ci è stato gentilmente segnalato da Gianni, un utente registrato, da svolgere in moto, in Abruzzo, partendo da Barrea, passando per Pacentro e che termina a Guardiagrele.

Il fascino del borgo, fatto di stradine in salita, piazzette e caratteristici slarghi su cui affacciano case di pietra. Qua e là, scorci del paesaggio preavvisano il profumo della montagna.

Ci troviamo nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, nel cuore dell’Appennino centrale, interessa tre province (L’Aquila, Frosinone, Isernia) e comprende cinque zone geografiche ben distinte; l’alto Sangro, la Marsica fucense e la valle Peligna in Abruzzo; la val di Comino nel Lazio; le Mainarde in Molise. Il parco è una delle poche aree dell’Europa occidentale dove è possibile ammirare animali come l’orso marsicano, il camoscio d’Abruzzo, il lupo, la lince e l’aquila reale, ma anche specie floro-faunistiche altrove scomparse. Il clima non è troppo rigido e ciò rende possibile la visita in ogni stagione.
Barrea è uno dei principali comuni, domina la valle, forse la più bella di tutto il parco, caratterizzato da paesaggi di montagne e foreste a perdita d’occhio. Una corona di cime solenni la chiude da ogni lato, culminando nei 2283 m del monte Greco. l lati dei massicci sono coperti di foreste, per lo più di faggio, e solcati da torrenti, spesso affluenti del fiume Sangro, che, sbarrato a valle da una diga, ha creato il suggestivo lago artificiale. Dall’abitato o dalle immediate vicinanze partono percorsi tipici naturalistici che consentono di raggiungere, con vari livelli di difficoltà, alcune mete di straordinaria bellezza, quali il lago Vivo, il rifugio di Forca Resuni e il lago Pantaniello.

Barrea, uno dei centri più importanti del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, domina la splendida valle dell’omonimo lago artificiale, frutto dello sbarramento sul fiume Sangro. Dal borgo si osserva con meraviglia un panorama unico su tutte le vette che cingono il parco, dal monte Greco a Serra Rocca Chiarano, dal borgo arroccato di Civitella Alfedena, alle cui spalle è monte Mattone famoso per i suoi pini neri sulle pendici, ai monti della Meta, con la Camosciara, fino al monte Petroso.barrea_abruzzo_borghi

l dintorni dell’abitato hanno restituito materiale archeologico legato ai sanniti, la fiera popolazione italica che abitava questa zona e che a lungo ostacolò la penetrazione romana nell’Italia centrale. Il borgo, che oggi appare coronato da un castello, è noto però la prima volta in un documento ufficiale del 996 con l’antico nome di Vallis Regia, nato come donazione al duca di Spoleto negli anni difficili dell’anarchia feudale e delle invasioni dei barbari. Proprio per difendersi da un’incursione gli abitanti, che da valle cercarono rifugio nei pressi di un monastero benedettino dedicato a Sant’Angelo, una sorta di castello, posto in posizione dominante e inespugnabile, a strapiombo sul fiume Sangro. Il borgo divenne Barregias, feudo dei di Sangro, che legarono il loro nome al castello, per passare poi in seguito alla famiglia D’Affitto. Il monastero, che è comunemente noto come Studio, combatte ancora la sua millenaria sfida all’incuria e all’assalto del tempo. Ed è li, lungo la fiancata sud-occidentale delle gole del Sangro, che i barreani hanno laboriosamente dato vita, nel corso dei secoli, a un groviglio di abitazioni davvero difficili da raggiungere perché da un lato protette dalla natura e, dall’altro, difese da una muraglia, con due sole porte d’accesso, munita di torrioni difensivi visibili e ben conservati; la torre quadrata e la torre rotonda.

Una volta superato un ponte e dopo aver percorso una strada caratterizzata da molteplici curve giungiamo all’abitato di Barrea, un piccolo borgo, arroccato su uno sperone roccioso fatto di case di pietra, tetti a coppi scoloriti e viuzze in salita, tuttavia coronato da un inespugnabile castello del XII secolo, con torri cilindriche e sotterranei, appartenuto ai di Sangro. Il paese però è famoso per un’altra costruzione fortificata, detta Lo Studio, riedificata da padre Azzone nel 1081; da qui si gode una splendida vista nel paesaggio vallivo sottostante con il cristallino lago di Barrea, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Interessante, proprio nel piccolo centro storico, la parrocchiale di San Tommaso Apostolo, fondata nella seconda metà del XIII secolo, ma restaurata dopo il rovinoso terremoto del 1983. AI suo interno si trovano altari marmorei barocchi, alcuni affreschi di Paolo Gamba e Pio Silvio Ercoli e un prezioso Crocifisso ligneo del XVIII secolo. Notevoli anche la chiesa di San Rocco e il santuario di Santo Maria della Baia, poco fuori dell’abitato, la cui chiesa è rinomata per i tre rosoni della facciata, sovrapposti ai tre portali.barrea_centro_abruzzo_borghi

Ci viene inoltre segnalato, un calendario, delle manifestazioni più rappresentative e date da non perdere:

  • Il 22 febbraio si svolge la celebrazione della Madonna del Digiuno per ricordare la leggenda seconda la quale un uomo vide uscire la Madonna dal fiume Sangro.
  • Nel periodo pasquale si celebra una suggestiva rappresentazione della Passione di Cristo.
  • Il 26 giugno si svolge la Festa patronale di San Tommaso Apostolo.
  • Infine un appuntamento da non mancare ad agosto è la Sagra degli orapi, spinaci selvatici raccolti in montagna con i quali si preparano saporite pietanze.

Lasciamo Barrea e in sella alle nostre moto, curve dopo curve, giungiamo a Pacentro, un borgo di nobili dimore, di piccole residenze dalle severe facciate in pietra, appartenute alle famiglie che componevano le varie corti passate nel tempo, di epoca incerta, probabilmente sorge sul sito di Pacino, centro dei peligni.
Sviluppatosi lungo un crinale naturale alle falde meridionali del monte Morrone e allo sbocco del fiume Vella, nella conca sulmonese. La prima volta viene menzionato come Pacentro nell’VIII secolo, nell’atto di donazione al monastero di San Vincenzo al Volturno della chiesa di Sancti Leopardo in Pacentru da parte dei duchi di Spoleto, Lupo e lldebrando. Intorno al X-XI secolo fu costruito il castello a difesa del popolo della valle Peligna, in pericolo a causa delle incursioni dei saraceni e dei normanni. Cosi, intorno al maniero si costruirono le prime abitazioni e le prime chiese, e il borgo iniziò a svilupparsi. In seguito fu feudo e oggetto di disputa tra molti feudatari fino a passare agli Orsini, ai Colonna, ai Barberini e, infine, intorno alla meta del Seicento, ai marchesi Recupito di Raiano, che lo tennero sino all’abolizione del feudalesimo.

Nella parte alta della collina, su cui si adagia il paese, è il castello dei Caldora, risalente X secolo, ma l’aspetto attuale è il risultato degli interventi voluti nel XV secolo dai Cantelmo. L’edificio, a pianta quadrilatero e cinto da un ampio e profondo Fossato, è caratterizzato da tre torri quadrilatere, due delle quali sono quasi inalterate e hanno un coronamento di beccatelli congiunti da archetti a conchiglia. La cerchia muraria esterna, adiacente e di età posteriore, è irrobustita da tre torrioni circolari. Appena più in basso del castello, in una piazza con una fontana secentesca e una costruzione ornato di balconcini barocchi in ferro battuto, è la parrocchiale di Santa Maria Maggiore (o della Misericordia) del tardo Cinquecento. La bella facciata in pietra, tripartita in basso da lesene, è del 1603, ha battenti intarsiati con pannelli figurati (custoditi all’interno della chiesa), è sopraelevata nel mezzo e ha un coronamento a timpano con ricongiungimenti laterali in curva. Il campanile ha una cuspide piramidale e Finestre con due aperture nella cella campanaria, ed è il secondo per altezza nella valle. Tra le altre chiese, meritano una sosta la chiesa dell’Immacolata nel convento dei Minori Osservanti del 1589, il cui chiostro è decorato da affreschi secenteschi, e la chiesa di San Marcello, fondata nel 1047 ma rifatta nel 1166, è la più antica del borgo.

  • Una curiosità che ci viene segnalata dall’amico Gianni, è appunto, che, passeggiando nel centro storico di Pacentro, stretto dai monti e difeso dalla violenza del vento, offre un avvicendarsi unico di meraviglie e scorci affascinanti, come quelli di via del Castello, di via di Sotto e di porta della Rapa, che permette di scoprire notevoli e tipici luoghi come “I Canaje”, l’antico lavatoio pubblico costruito con lastroni di pietra, dove le donne, un tempo, con i “uaccile”, catini di rame in testa andavano a lavare i panni.

pacentro_abruzzo_borghi

Anche a Pacentro ci vengono segnalate, delle date da ricordare:

  • In agosto è la rievocazione dell’Arrolamento della gente d’arme di Antonio Caldora nell’anno del Signore 1450.
  • La prima domenica di settembre, in occasione della Festa della Madonna di Loreto, si rinnova la tradizionale Corsa degli zingari, la cui origine risale agli usi e miti peligni. La manifestazione richiama da sempre molti turisti.

A questo punto, continua il nostro percorso tipico, anche se, una volta giunti qui, vale la pena fare una piccola deviazioni, di appena 15 km.;

Facciamo visita all’eremo di Sant’Onofrio, voluto dal futuro Celestino V nel 1264, poggia su un fronte roccioso del monte Morrone. In una delle celle scavate nella roccia, Pietro del Morrone trascorse gran parte della sua vita nella preghiera e nella contemplazione, partendo poi per L’Aquila, scortato da Carlo Martello d’Angiò, per la sua consacrazione al soglio di Pietro con il nome di Celestino V. Collegato all’eremo da una stradina scoscesa, sorge la Badia Morronese, grande complesso abbaziale dei celestini a pianta rettangolare, con torri quadrangolari e tre cortili.
Le origini risalgono alla seconda metà del XIII secolo quando, con l’arrivo del futuro papa, si ampliò l’antica cappella di Santa Maria del Morrone e si edificò una chiesa dedicata allo Spirito Santo con annesso convento (nel 1293 un Capitolo Generale dichiarò il monastero della badia sede dell’abate superiore dell’ordine dei celestini). Nel 1299 Carlo II d’Angiò riedificò il convento, abbellito nel Cinquecento e restaurato dopo il terremoto del 1706. Nei primi anni dell’Ottocento, con l’abolizione dell’ordine, subì una progressiva decadenza fino all’odierno restauro. All’interno della chiesa è la cappella Caldora, con affreschi. Non lontano, sotto le balze dell’eremo di Sant’Onofrio, sono sparsi i resti del santuario italico di Ercole Curino, che ha restituito molto materiale votivo, tra cui un’ara di bronzo e due raffinate statuette di Ercole. Il santuario fu creduto, per secoli, l’antica residenza del poeta Ovidio, originario della vicina Sulmona.

Lasciamo il territorio dell’Aquila e in compagnia delle nostre moto, riprendiamo il percorso originario, alla volta di Guardiagrele, un’antico borgo dominato da una torre longobardo, posta un tempo a guardia del primitivo sito, Grele. L’attuale abitato infatti fu costruito sulla più alta collina della piana di Grele, cinto da salde mura, munite di quaranta torri, e nei secoli fu la costante “Guardia” della sottostante Grele. Il trasferimento avvenne probabilmente a partire dalla metà del XII secolo e non sono state finora rintracciate testimonianze sull’esistenza di un agglomerato urbano anteriore all’anno Mille. Il tessuto urbanistico dell’abitato si è tuttavia plasmato tra XIV e XV secolo, periodo che vide la massima fioritura civile, architettonica e culturale del centro, che già nel 1391 ottenne il permesso di battere moneta da Ladislao d’Angiò-Durazzo, re di Napoli.
La città subì però un progressivo ridimensionamento, sia economico sia demografico, a causa delle pestilenze che colpirono la popolazione nel Cinquecento e nel Seicento, a questi eventi, si aggiunsero disastrosi terremoti, come quello che nel 1700 cancellò buona parte del borgo. In età napoleonica fu devastato dalle truppe francesi, in seguito (1863) dai briganti; un secolo dopo fu occupato dai tedeschi e duramente bombardato nel 1943. Oggi Guardiagrele si presenta rigenerata, grazie ai numerosi interventi di riqualificazione urbana succedutisi negli anni, che hanno mantenuto vivo l’uso alternato della pietra e del mattone che fa di questa “nobile città di pietra” quasi un pezzo di natura nella natura.

Si accede da nord, varcando porta San Giovanni (1844), al cui esterno si può ammirare una magnifica vista sulla Maiella e sui numerosi colli fino al Gran Sasso. Raggiunta via Roma, che attraversa in tutta la sua lunghezza la cittadina, si arriva a una piazzetta dominata dalla chiesa di Santa Maria Maggiore, il più insigne monumento guardiese, realizzata in pietra della Maiella, fu avviata nel XII secolo, ma è dagli interventi trecenteschi che deriva l’aspetto attuale. Il prospetto è ispirato al romanico borgognone, con un solo torrione centrale che funge sia da ingresso sia da campanile (1110-1202), e dominato da un bel portale ogivale cuspidato degli inizi del Quattrocento. A destra del campanile si nota solo una parte della facciata, nella quale lo spiovente è caratterizzato da un motivo a gradini di tipo siculo_normanno (XIII secolo). Sul lato sinistro della chiesa spicca una nicchia rinascimentale con il busto del Battista (XV secolo), sormontato da un orologio e da uno stemma del borgo. Sul lato della nicchia del Battista si apre un porticato ad arcate ogivali; contro il fianco destro della chiesa, invece, si allunga un portico, retto da dieci alte colonne che sostengono il tetto a vista, seguito da un sottopassaggio voltato e dal fianco dell’adiacente chiesa di San Rocco (1426), ingrandita nel 1580, unita a Santa Maria nel Settecento. Se si prende via Modesto della Porta, si scorgono i resti della chiesa e del convento dei Celestini. La via sbocca nella Villa Comunale e nei suoi giardini, da cui si gode uno dei più incantevoli panorami sul Gran Sasso, la Maiella e l’Adriatico. Tornati a Santa Maria Maggiore, si prende, di fronte al campanile, la strada che sbocca nella via del Tripio da dove si raggiungono la chiesa e convento di San Francesco, della prima meta del Trecento. Se invece si segue via Roma, svoltando in via San Giacomo si nota Palazzo Marini. Proseguendo in via Roma si trova la chiesa di San Silvestro, restaurata inserendo resti romanici e un portale rinascimentale. Continuando, a sinistra, si trova la chiesa di San Nicola di Bari, con un portale quattrocentesco. Via Roma sbocca in largo Garibaldi, dove è un torrione quadrato, appartenuto al castello medievale, e la piccola chiesa della Madonna del Rosario con interno neoclassico.guardiagrele_centro_abruzzo_borghi

A Guardiagrele, le date da ricordare:

  • In agosto dall’1 al 20, si segnala la Mostra mercato artigianato d’Abruzzo, dato che il borgo è noto per l’arte del ferro battuto, della ceramica, del legno tornito, del rame lavorato, del tombolo, della pietra intarsiata e per l’arte orafa il più insigne tra i suoi orafi fu Nicola di Andrea Gallucci noto come Nicola da Guardiagrele, discepolo di Lorenzo Ghiberti.
  • La Festa di San Donato e Sant’Emidio si svolge dal 6 all’8 agosto, con un ricco calendario di iniziative.

Il nostro percorso tipico, in moto, segnalatoci dall’utente registrato Gianni, che noi ringraziamo, termina qua.

Anche se lo stesso Gianni, ci segnala ancora, che, Guardiagrele costituisce un punto di partenza ottimale per escursioni nel Parco Nazionale della Maiella, una superficie di circa 75.000 ettari a carattere montuoso nel cuore dell’Italia centrale e nella zona più impervia dell’Appennino, in cui convivono rarità naturalistiche e capolavori della storia, dell’arte, della cultura.
Questo è il parco del lupo, dell’orso, del camoscio, della lontra, del piviere tortolino, ma anche dei vasti pianori d’alta quota, degli eremi, delle capanne a tholos, i tradizionali insediamenti pastorali, cosi come delle abbazie, dei borghi, dell’artigianato. Un parco per tutte le stagioni, dallo scenario variabile, ma sempre di superba bellezza.
La primavera inoltrata è la stagione delle fioriture e, con l’autunno, il periodo più opportuno per vedere borghi ed eremi. L’estate è la stagione consigliata per andare lungo i sentieri, mentre ottobre conquista con i colori delle faggete.
La diversificazione degli habitat, la ricchezza della natura, accanto alle testimonianze lasciate dall’uomo, fanno della Maiella il territorio ideale per l’attività escursionistica. Per gli appassionati di trekking i percorsi, prevalentemente in alta quota, non richiedono eccessiva fatica, ma sono comunque impegnativi per condizioni climatiche e difficoltà di orientamento. Si consiglia di non allontanarsi dai sentieri segnalati o di affidarsi a una guida. L’ingresso è libero e gratuito.

Torneremo su questo percorso tipico, trattandolo nelle sezioni di riferimento.

Grazie a tutti.